Omettendo debitamente l’esperienza Virtu Ferries, Malta inizia secondo il migliore dei cliché, fugace incontro tra un tassista (louis) e il suo cliente (io) nel corso della notte e rapporto, limitato nel tempo e nello spazio ma non per questo meno sincero, che ne scaturisce. In verità credo che la favella fosse stimolata dal non del tutto infondato timore che dopo aver vissuto una vita parlando non mi andava di crepare in silenzio. Perché non basta la guida notturna, spericolata e strafottente del solito tassista con cui baratti il prezzo, non è sufficiente il consueto manto stradale isolano tutto buche e sterrato, tra salite e discese a velocità non rilevabili causa tachimetro guasto. A Malta si guida a sinistra. Il che vuol dire che, se come me hai sempre considerato il relativismo una virtù ma l’abitudine una brutta bestia, ad ogni macchina che arriva nella direzione opposta e soprattutto ad ogni sorpasso, ti senti spacciato. Invece inevitabilmente arrivi a destinazione, edotto sul passato calcistico e a tratti torbido di una persona di cui conserverai il ricordo e il biglietto da visita che sul retro riporta: “AFFITTO APARTAMENTI PER VAGANZE A SAN JULIANO VICINO AL MARE DISCOTECHE E IL CASINO”. Anche perché l’ospitalità maltese è sincera. Non so come ci si regolasse prima dei cellulari ma non è facile trovare una casa in una strada buia senza numero civico. Insomma il buon Luigi ha chiamato i miei ospiti per avere indicazioni e mi ha recapitato sotto casa. Dopodiché è iniziata la conversazione.

E lì le prime impressioni sulla strana coppia: Anne e John Bagshaw. Pensionati di cui indagherò i rispettivi lavori, affittacamere imperterriti come buona parte della palazzina e della popolazione a riposo, sono simpatici, anglofoni, navigati, cattolici, maltesi. Mi fanno un resoconto su tutto l’assetto degli ospiti della casa, presenti e passati, quelli della casa della figlia nell’appartamento accanto e quelli della casa della sorella, Joice, al piano superiore. Insomma pettegolezzo allo stato puro e genealogia. Quando vado a letto nella mia camera doppia che occuperò da solo mi unisco voluttuosamente al ventilatore che è già il mio migliore amico. Personaggio atteso è Martin, lo svizzero che da 2 anni segue i corsi del global village e ormai più che un inquilino è un amico di famiglia.

Sulla quarantina, sub appassionato, svizzero, bello, responsabile logistica di una ditta di trasporti internazionali. Potrebbe intendersela con la procace Joice ma questo è un pensiero indotto dal gioco delle parti che inizia appena entrano in scena le sorelle.

Simpaticissima, divertente e allegramente provocante. Gioca a insidiare gli uomini di Anne, me compreso che corrispondo per dimensioni e peso specifico alla sua coscia più snella. Occhi azzurri, bellissima voce, sempre pronta a fare teatrino. Ha cantato per me “Mambo italiano”, ammiccando ad ogni parola italiana corredata da nota a piè di pagina. Su gentile richiesta il brano sarà riproposto sabato in occasione della festa di matrimonio della figlia di Anne e John. Oltre a Joice si esibirà un cantante amico di famiglia che tirerà fuori dalla chitarra tutto il repertorio rock anni ‘60 e ‘70. E immancabilmente, in varie forme e sostanze sarà con noi, Elvis Priesley. Si proprio lui.

Lui è un fan di Elvis, non ho portato la macchina fotografica ma non è difficile immaginarlo. John è proprio come sarebbe stato the pelvis se avesse sposato una tipa come Anne e avesse smesso di farsi di antidepressivi. Camicia sbottonata, panza di fuori, serie di anelli, capello a ciappa di cavallo e denti rovinati da sigarette alla menta e chissà che altro. Da segnalare anche tenue rantolo con saltuari colpi di scatarro violento. Quando parla non capisco assolutamente niente, Anne dice che è l’accento. Io ho almeno un paio di possibili alternative parimenti suddivise tra la mia incapacità e la logopedista che non ha mai avuto. Ma elargisco sorrisi a volontà che nonostante il rischio sproposito sembrano bastare. Anne è 100 chili di simpatia, è già amorevolmente rivolta al mio breve soggiorno anche perché il resto della gioventù mi sembra di capire che si guarda bene dall’accozzarsi in chiacchiere da divano con la coppia. Maya la giapponese è in classe con me, ma credo che non abbia capito che viviamo nella stessa casa. Tutte donne in generale, sicuramente proporzioni inique e in linea di massima bell’assortimento. La scuola è molto carina, circola tanta gente, qualche scappato di casa e qualche abitué. C’è la spagnola zozza e quella zozzetta, la finnica semicadaverica, quella che scoppia di salute. La tedesca declinata in tutte le salse, la maltese smaltata e quella che un po’ di smalto se lo potrebbe pure mettere. Qua è evidente che Lifegate non si prende, il risparmio energetico è applicato solo a panza e chiappe, spostamenti minimi solo se strettamente indispensabili. L’umanità maschile della scuola è un po’ più uniforme. Lo spagnolo sembra pulito quanto l’ungherese ed entrambi quanto l’italiano. Il reparto grandi ustionati è equamente suddiviso in tutte le classi. La tedesca che sta al piano di sopra parla troppo (Anne mi aveva avvisato…), esce in maniche lunghe e non oso immaginare cosa ci sia sotto la magletta. Anche perché se lo scopro qualcuno mi rompe le gambe. Poi c’è qualcuno che spaccia crema a protezione 1024×768 perchè non mi spiego come sia possibile essere così bianchi dopo una settimana a Malta, vabbé che vieni dalla mitteleuropa ma o viaggi dentro la valigia di notte o c’è il trucco. Dopo il test mi hanno messo al 2 intermediate, ovviamente molto al di sopra delle mie reali capacità il che si traduce in una ulteriore sfida per la sopravvivenza visto che non riuscendo a fingermi croato (è dura mentire quando durante le presentazioni qualcuno ti chiede; quale città della Croazia? io non ho studiato e quindi mi sono rivelato per quello che sono) ho fatto outing e parlerò solo inglese. Scanserò abilmente tutto lo spagnolame che fuori dalla porta non vede l’ora di ricominciare il pipitìo farcito di ostias nella lingua madre, all’occorrenza anche regionale ma stasera ho appuntamento con un tipo di Barcellona interessante che condivide con me l’integralismo linguistico.
Sul fronte alimentare inizierò a regolarmi dopo il dinner test. Comunque ho intenzione di documentare con note quotidiane questo soggiorno. Niente immagini. Solo chiacchiere e distintive. Ora vado a mare và, che già fremo tutto.

A seguire i profili, abbozzati, immaginari e rivelati dei vari soggetti con cui sono venuto a contatto.

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Si dipana un po’ la nebbia maltese e capisco dopo i debiti accertamenti, dove mi trovo. Anne e John non sono from Malta bensì from England. Si spiega l’accento di John, Sky news costantemente acceso, il tifo per il Manchester Utd, le abitudini alimentari, il fatto che parlino sempre inglese. Direi che mi è andata di lusso.

Martin, lo svizzero simpatico (e consorte, altrettanto simpatica).
Appassionato praticante di scubadiving, amico affezionato dei Bagshaw, è alla sua seconda esperienza maltese. Per necessità lavorative e anche per vacanza, studia business english al Global Village. Caro Martin, migliora l’inglese tra compagni di corso di cui potrebbe essere il padre e ironizza spesso sulla sua età, 45 anni. Bevitore morigerato ma costante di grappa del ticino, lo ha raggiunto la moglie per il matrimonio di Carry, la figlia di Annes e John, e non ha mancato di commissionarle gli arretrati di tutti i giornali svizzeri e un’altra bottiglia di grappa, visto che adesso si è notevolmente ingrandita la comitiva dei bevitori. Ho provato a spiegargli che all’estate si addice più il limoncello ma sostiene che la gradazione alcolica della grappa non fa conflitto con le temperature africane della stagione maltese. Continua imperterrito dopo ogni dinner, pasto discutibile che si consuma rapidamente tra le 18.30 e le 19, ad estrarre la bottiglia ripetendo la parola magica: grappa, grappa, grappa. La moglie è una simpaticona che parla un ottimo inglese e di svizzero dimostra ben poco.
Livello della comunicazione: intermediate cazzaro con punte di serietà non troppo articolata.

Joice, the voice.
Già citata, è stata raggiunta per il matrimonio della nipote dal suo boyfriend. NOME è uno squisito cinquantenne che vive in Inghilterra, occhi azzurri e abbronzatissimo, è l’altra metà di Joice, nel senso percentuale del termine, quella metà che se fosse stata contenuta nella simpatica zia canterina il risultato sarebbe stato un Pavarotti biondo senza barba. Da appuntare l’aneddoto dell’hula hoop e da sottolineare le effusioni amorose della coppia, molto british.
Livello della comunicazione: very funny a tratti troppo funny e non è facile seguire lo humor inglese.

Aaron, il piccolo Fester.
21 anni, soldato dell’UK Army, arruolatosi a 19 anni ha già maturato 7 mesi in Iraq e aspetta l’anno prossimo per l’Afganistan. Play station, giochi on line, capello rasato, occhi fuori dalle orbite, carnagione chiarissima. Entro 10 anni raddoppierà il proprio peso. Peccato non abbia portato con se’ il pc, ci tenevo proprio a vedere il video in cui il battaglione ammazza il tempo facendo esplodere un autobus a colpi di mitra. Il suo migliore amico è nelle statistiche dei militari uccisi nel conflitto, non so quanti altri abbiano ricevuto il trattamento di una pallottola in piena fronte, un altro invece ha anticipato il congedo con un proiettile nel fianco. What do you think about the war? Non finirà mai, ce ne andremo quando capiremo che non resta che farli ammazzare tra di loro. Come il padre, tifoso del Manchester United, come il padre fuma un numero esagerato di sigarette, vive con un amico (meccanico dell’Audi, dovesse tornare utile a qualcuno, hai visto mai…). Non vedeva i genitori da quando si sono trasferiti a Malta, 2 anni fa e non ho potuto fare a meno di confrontare il ritorno del figliol prodigo con i miei rientri in Sicilia. Tutta un’altra cosa, ovviamente. Friday and Saturday BEER! Beer ah, good, good! Con mimica di supporto qualora non avessi capito i programmi per il week end. Mediamente promemoria 3 volte al giorno.
Livello della comunicazione: rasente lo zero, oltre alla carenza di argomenti di interesse comune (ho provato a fingermi giocatore saltuario di poker on line e ho rischiato grosso) da segnalare l’accento incomprensibile e la totale noncuranza del mio livello di inglese. Parla slang, velocemente e non mi corregge nemmeno se sbaglio di proposito.

Maya, tutti in Giappone…o no?
17 anni, ovviamente non si direbbe, ha vissuto 6 mesi a Londra facendo la cameriera in un ristorante giapponese in cui chiaramente parlava giapponese. Parte sabato diretta a Londra per altre 4 settimane prima di tornare in patria che, stando a quanto sostiene, è il posto più bello del mondo. La vita non è cara come in Europa, gli stipendi sono buoni, si mangia tanto pesce e soprattutto si parla giapponese. Vita difficile, problemi vari tra genitori e alcolismo, deve risolvere prima del rientro il suo più grande problema: l’abbronzatura. Si, deve sbiancarsi perché così abbronzata sarebbe criticata e malvista. Sarà anche il posto più bello del mondo ma sa già che rimpiangerà l’Europa, essenzialmente la tranquillità di poter esprimere la propria personalità (oltre che la propria pelle) pubblicamente senza dover considerare l’opinione altrui socialmente rilevante.
Livello della comunicazione: soddisfacente, a tratti compromesso dalla pronuncia equivoca di R-L (esemplare la risposta alla domanda Che fai nella vita? I warlk. E per 2 giorni ho creduto che camminasse…).

Victoria, profonda tedeschia.
Parla costantemente, di tutto e con chiunque, è troppo anche per questa socievole famigliola. Vive da Joice ed è il terrore dei momenti di quiete. Giovane operaia specializzata, sta finendo l’apprendistato in un laboratorio di calzature artigianale. Interessante prospettiva sul lavoro come scelta alternativa allo studio senza troppi fronzoli. Germania d’altronde.
Livello della comunicazione: inevitabilmente basso perché più che altro è la fiera del lessico, senza troppa attenzione alla grammatica.

Sergi, lo spagnolo atipico
Compagno di classe, anche lui intensivo, evita i connazionali per le mie stesse ragioni e quindi ci troviamo molto bene. 27 anni, catalano, insegnante di musica in una scuola pubblica, pacifico, a tratti esilarante senza volerlo. Persona interessante e simpatica, la poca vita sociale che faccio è con lui oltre che con le ragazze di Grimaldi Flats, che è il mio indirizzo in St. George Street.
Livello della comunicazione: ottimo. Nemmeno una parola in spagnolo, serietà.

Jackie, e i magnifici anni 60.
E’ una delle mie 2 insegnanti, quella con cui frequento le prime 4 lezioni quotidiane. Dal primo momento non ho potuto fare a meno di pensare a come devono essere oggi le groupie degli anni 60. Ex bellissima figlia dei fiori tendenza rocchettara, visibilmente invecchiata nonostante un lifting facciale, modesta quantità di oro (?) addosso, capelli biondi e occhi azzurri, frequenti riferimenti ai magnifici ‘60. Brava, simpatica e giovanile. Mi ha anche proposto di passare al livello superiore ma credo di avere bisogno di più grammatica e non vorrei trovarmi in mezzo a gruppi di conversazione troppo avanzati inutilmente.
Livello della comunicazione: molto buono, almeno con lei. Mi corregge sempre.

Turn over dei coinquilini, è la vigilia del matrimonio. Prossimamente capitoli CIBO – MALTA E MALTESI e ovviamente WEDDING.

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La cipolla mi intossica. Meglio: la cipolla maltese, di incerta provenienza, di anomala dimensione di frequente uso, mi intossica. La combinazione esplosiva avviene usando il thé come reagente. Il risultato è un effetto pelliccia di topo perfettamente aderente alla cavità orale. Dapprima pensavo fosse la Brown sauce, poverina… poi ho applicato il metodo scientifico e adesso non ci sono dubbi. Spero non abbia conseguenze di lungo periodo. Poi Anne fa delle patate  che solo il nome è una figata: jacky potatoes (o Chacky o qcs del genere), che sarebbero patate bollite e poi infornate con intere con tutta la buccia.

La birra costa 2 soldi e un po’ tutto, contrariamente a quanto si dice, è davvero economico. A parte i generi alimentari ortofrutticoli, Malta non è affatto cara. Dalle scuole di inglese (2 settimane qui sono quanto 1 settimana a Dublino, che però è Dublino, occhei…), ai trasporti (veramente una miseria, sussidiati e suggestivi). Tutto viene da fuori, ma la domanda è: da dove?

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3 Risposte to “Corto e Maltese”

  1. daniel Dice:

    go ahaed and good luck!

  2. ross Dice:

    ….y la familia con niños en la playa donde está? Eso es un cliche que falta….

  3. serena Dice:

    Ehi Cuore…anzi Heart, è stato come leggere la rubrica di Carrie Bradshow in Sex and the City con la sola differenza che lei è riccia,bionda e abita a New York mentre tu sei piccolo,nero e ci spalanchi le porte della meno nota S.Paul e le voragini di Anne and Co. Direi che il materiale umano non ti manca…ne usciranno dei ritratti eccellenti…buon lavoro Van Gogh!

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